1 gennaio 2004
Il 1° dell’anno assomiglia a una tela bianca messa sul cavalletto in attesa di mettersi a dipingere. Chissà che verrebbe fuori  se dessi una cinquantina di pennellate ogni giorno a quella tela bianca. Quanti cambiamenti e quanti ripensamenti. La vita invece si svolge ad attimi e una volta che l’attimo è passato non lo si può cambiare più.

3 gennaio 2004
(…)E’ molto interessante vedere come  il lavoro di Francesco va avanti e continua con costanza a sviluppare il pensiero di quando ci siamo incontrati.
C’è sempre una novità, che apre una strada nuova per domani. Francesco è molto esigente e onesto con se stesso e con il suo lavoro. A me piace così. Mi dà serenità e io lo stimo e lo ammiro e mi domando se chi guarda i suoi quadri capisce l’importanza del suo lavoro che va avanti da tanti anni…Il suo lavoro deve essere osservato,guardato e vissuto lentamente,così dagli occhi ti entra nel cuore e poi nell’anima. In un secondo tempo lo spirito registra un fatto conoscitivo e finalmente si capisce qualcosa accettando l’ignoto.(…)

4 gennaio 2004

(…)Oggi avevo pensato ai miei quadri con i tondi del 1963. Perché sono arrivata al tondo?
Per rendere più forte l’attrazione visiva. Sul  tondo l’occhio si ferma più facilmente, è un attimo e vede il rosso,il verde,il giallo,l’azzurro, con tutta la forza della mente e ci si perde dentro e ,anche se non capisce il perché,il suo colore gli dà un emozione inaspettata  come il suono di una musica improvvisa.
E così ho costruito dei quadri sentendo  l’emozione speciale per me, perché non l’avevo fatto prima, di inventare qualcosa di nuovo, di costruire una realtà che prima non c’era e che doveva avere fascino,equilibrio e la forza della vita.
…La meraviglia dell’arte é così, perché nell’equilibrio dell’espressione uno si sente stranamente appagato anche con una piccola cosa,basta che sia vera.
E poi io sono figlia d’arte e per me è normale trovare  il bello in tutto ciò che mi circonda, basta che io lo guardi con il fascino della mente e dentro il mio cuore.(…)

5 gennaio 2004
Ho finito appena adesso di parlare con Teodolinda Coltellaro sulla presentazione di “Solitari cantori dell’Utopia”  che lei  ha scritto. Ha parlato del “sogno” e la cosa mi  entusiasma perché ora io intitolo i miei quadri  “Il Tempo del Sogno”, perché quando si dipinge, si scrive o si suona, si esprime il sogno che si ha nell’anima.

9 gennaio 2004
(….)Mi sembra di non avere più tempo. Mi sento sfuggire il tempo fra le dita e non lo so fermare. Per dipingere, invece , bisogna fermarlo il tempo, perché in un quadro il tempo deve essere eterno.
 Sì, è vero, con una tela sul cavalletto, un pennello  in mano, una tavolozza piena di colori ,con tanti  toni  da
scegliere e da dipingere, il tempo ad un tratto si ferma.
  C’è un grande silenzio dentro l’anima, non si sentono neanche più i rumori della strada, gli occhi diventano 
grandi come il mondo e un tono di colore è una scoperta affascinante che ti dà una  grande gioia. Non è solo il colore di un colore che ti prende il cuore, ma è il piacere manuale di fare  una cosa che prima non c’era.
C’è la passione, la rabbia, l’impotenza, l’illusione, l’amore che ti prende tutti i sensi e ti chiede perdono perché non sai fare meglio e di più.

 Ma la cosa più bella  che c’è nel “Tempo del Sogno” è che ciò che uno sogna, in quell’istante che lo si dipinge, nel silenzio del mondo, quello che hai scelto di dipingere diventa una immensa realtà.
E uno, così, respira meglio, vede cose inimmaginabili e non gliene importa niente di tutto ciò  che lo circonda e che normalmente gli potrebbe recare dolore. Tutto è,….e bast0a.
Solo una nuova realtà che magari disillude, ma che prima non c’era.

Un quadro dipinto non è una mela o una pera o un pomodoro che si possono mangiare. Un quadro è una vita reale che appena concepita ha una sua speciale attività. Attrae o respinge chi lo guarda. A che serve?
Chi lo sa. Ma c’è,  ed è come la famosa goccia nel mare, che ,se non ci fosse, non ci  sarebbe stato mai                                   il mare. (…)

13 gennaio 2004

(…) Tutte le creature che vivono in questo mondo hanno qualcosa da raccontare,dopo che hanno vissuto.
Ma un’opera d’arte parla del tempo in cui è stata creata, della mano che l’ha fatta, della bellezza che voleva raccontare, dei sogni….dell’entusiasmo che sentiva,del canto che aveva nel cuore e non aveva parole per dire tutto ciò che voleva in quel momento.
Così  lo devono sentire e pensare gli altri, quelli che vengono dopo e le guardano,le opere d’arte. Così possono creare in quel momento pensieri giovani e nuovi e con un respiro infinito.


19 gennaio 2004
(…) Stamattina ho pensato a tutto il lavoro che ho fatto con i triangoli…mi è venuta l’idea che il triangolo rettangolo è il simbolo della creazione…il lato destro è l’uomo e il lato sinistro la donna…L’ipotenusa è l’amore che li unisce e dà la vita. La punta del triangolo è l’utero che fa crescere lo spazio.
Nei miei quadri ogni triangolo (anche se ce ne sono 2000) è diverso di misura anche se solo per ½ millimetro.
E le persone sono forse mai uguali? Adesso le vogliono clonare. Io non vorrei che dopo di me ci fosse un’altra Lia. Quella non potrebbe mai vivere la mia vita un’altra volta, in un altro tempo.(…)
 
               
                                                        LIA DREI
                                                        (Diari, 2004)