Un improvviso divampare di fuoco o l'improvvisa oscurità causata da una eclissi vengono prontamente osservati, e l’atto di osservarli si riverbera nell’emozione. Dall’emozione deriva automaticamente la necessità di dare al fenomeno appena osservato una spiegazione. Ci interessa, ne rimaniamo colpiti, vogliamo sapere che cosa è successo, che cosa ha provocato l’incendio, perchè il cielo è diventato ad un tratto scuro. Cioè ne vogliamo conoscere il significato.
Ci rendiamo conto che questo chock che la mente ha subito attraverso gli occhi è stato causato dall’improvviso cambiamento dei colori.
Ogni apparenza visiva è per noi un prodotto del colore. I contorni che determinano la forma dipendono dalla capacità dell’occhio di distinguere tra aree di chiarezza e di colore diverse.
Anche nei disegni lineari le forme sono rese visibili mediante la differenza di colore e di chiarezza tra l’inchiostro e la carta.
Operazione spaziocromatica H5, 1966, tecnica mista su carta, cm. 35 x 50 Naturalmente il colore non basta da solo a determinare la visione di un oggetto. La forma è, infatti, altrettanto necessaria. Un disco verde su fondo giallo è altrettanto circolare di un disco rosso su fondo blu, ma essi hanno lo stesso significato? In altre parole, l’emozione che producono nella persona che li guarda è proprio la stessa? Quando, per esempio, guardiamo due bottiglie di vino, una bottiglia di Frascati bianco o una bottiglia di Chianti rosso, si risveglia in noi la stessa emozione? Quando assistiamo ad un film in technicolor la nostra emozione è la stessa di quando ne vediamo uno bianco e nero?
Noi vediamo intorno a noi segnali stradali, pubblicità, automobili eccetera, nei quali il colore è usato come mezzo di comunicazione, di informazione. E più il colore è preciso, netto, smagliante, più è facile capirne il significato, la necessità che ne ha provocato quell’uso.
Gli esperimenti psicologici ci hanno rivelato le differenze esistenti nei modi di reagire delle persone al colore ed alla forma. Gli esperimenti fatti su alcuni malati mentali fecero scoprire che gli individui di carattere euforico erano più sensibili al colore, mentre i tipi depressi reagivano di preferenza alla forma. Il predominio del colore indica apertura agli stimoli esterni. La propensione per la forma, invece, si accorda con il carattere introverso, con un forte controllo degli impulsi, con l’atteggiamento pedantesco e poco emotivo.
Possiamo dire, quindi, che nella visione del colore si ha un’azione che parte dall'oggetto e si esplica nella persona che guarda. Nella percezione della forma, invece, è la mente organizzatrice che va verso l’oggetto. Quando si osserva un quadro, con tutta probabilità, sono le emozioni, che proviamo, che agiscono spontaneamente sulla passiva ricettività della mente, mentre è la struttura costruttiva del disegno che interessa l’attività organizzatrice della mente.
Secondo Charles Blanc “l’unione del disegno e del colore è necessaria per generare la pittura, come l’unione dell’ uomo e della donna è necessaria per generare l’umanià”.


Reazioni al colore
È molto diffusa la convinzione che il significato del colore sia basato sull’associazione. Infatti l’effetto del colore è troppo diretto e spontaneo e, quindi, non è stata ancora formulata alcuna precisa ipotesi sul tipo di processo fisiologico che potrebbe servire a spiegare l’influenza del colore sull’organismo. Ci sono solo degli esperimenti. Goldstein durante la sua pratica neurologica constatò, per esempio, che una paziente affetta da mania cerebrale quando aveva indosso un vestito rosso, aveva disturbi dell’equlibrio, e questi sintomi scomparivano quando indossava un vestito verde. Dopo vari esperimenti di altro genere, egli concluse che i colori corrispondenti a grandi lunghezze d’onda, come il rosso e il giallo, si accompagnano ad una reazione in aumento; mentre quelli di piccola lunghezza d’onda, come il blù e il viola ne favoriscono la diminuzione.
Perciò, secondo il Goldstein, l’intero organismo sotto l’azione dei colori diversi viene sospinto verso il mondo esterno o si ritrae da esso concentrandosi verso il centro dell’organismo. Operazione spaziocromatica H6, 1966, tecnica mista su carta, cm. 35 x 50
Allesch osservò che quei colori che vanno incontro a chi guarda (il rosso, per esempio) e quelli che si allontanano (l’azzurro) hanno un effetto più dinamico. Altri colori, come l’aranciato, sembrano dilatarsi, mentre altri ancora, come il nero, sembrano contrarsi, restringersi.
Varie osservazioni sugli effetti esplicati dai colori dell’ambiente sulle persone sono state fatte da arredatori, designers e terapisti. “Uno spiritoso francese - riferisce Goethe - assicurava che il tono della sua conversazione con Madame era mutato da quando ella aveva cambiato il colore della tappezzeria del suo salottino da azzurro in cremisi”. Si potrebbe parlare di molti altri esperimenti, ma il discorso diverrebbe troppo lungo e aneddottico.
Nell’ insieme, però, tutte queste osservazioni sono verbali ed è impossibile determinare esattamente a quale preciso colore si riferiscano. Perchè anche quando guardiamo lo stesso colore su una stampa o su un quadro, non è affatto sicuro che lo stesso rosso o lo stesso giallo che stiamo osservando sia visto da due osservatori nello stesso modo. Una sera, per esempio, mi sono trovata ad osservare un quadro insieme a due signori francesi, uno psicologo ed un critico, e ho detto: “Strano come questo arancione cambi in violetto se ci si alterna sopra una luce viola. E lo psicologo disse: “ma non è arancione, è rosa”. E lì naque una grande discussione.
E’ risaputo che i daltonici non vedono il rosso.
Queste osservazioni sono di carattere generale, senza pretendere di stabilire una speciale dottrina. Si registrano dei fatti che aiutino a capire quanto sia complesso il problema del colore e quanto l’ espressione, e, quindi, il significato che ne deriva, risulti strettamente collegato al gusto dell’epoca in cui viviamo, agli interessi che abbiamo, al nostro temperamento individuale ed al nostro particolare stato d’animo.
Kandinsky e Goethe hanno parlato dell’influenza del colore sui vari individui, hanno espresso il significato di questo o quel colore. Ma quando parlavano di rosso, che rosso era? Cinabro chiaro, scuro, medio e di quale marca? Accademia, Maimeri o Rembrandt? E quando parlavano di giallo-rosso o di giallo-verde, quale era l’intonazione esatta?
Ne deriva la necessità di vedere insieme un quadro inizialmente con pochi elementi di colore per poter iniziare un discorso che ci metta in condizioni di comprenderne il più chiaramente possibile il significato. È necessario, quindi, lo shock dei colori forti e netti, che desta l’interesse nell’osservatore. È necessaria la regolarità e la tipicità delle forme per una più diretta percezione delle strutture e per evitare preconcetti nel modo di vedere. È necessaria la purezza del colore per esprimere con la maggior chiarezza il significato del nostro operare.
Queste direttive possono costituire le fondamenta di un linguaggio visivo che può essere comune a tutti.                               
LIA DREI
 (Testo letto nel dibattito tenuto alla Casa della Cultura di Livorno, il 20 novembre 1965,
in occasione della mostra “Strutture significanti”)